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Interferenti endocrini, cosa sono?

Il 7 Giugno scorso l’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) e l’ECHA (Agenzia europea delle sostanze chimiche) hanno pubblicato delle linee guida al fine di individuare i cosiddetti interferenti endocrini. Questo tipo di sostanze si trovano in moltissimi prodotti come insetticidi, detersivi, cosmetici, detergenti, materie plastiche e dopo anni di lotte, a partire dal mese di giugno, i prodotti che contengono tali sostanze non potranno più essere commercializzati.

 

Interferenti endocrini: come agiscono

Gli interferenti endocrini agiscono in modo simile agli ormoni del nostro organismo, legandosi ai recettori per gli ormoni steroidei o tiroidei. Inoltre interferiscono con sintesi, trasporto, metabolismo e escrezione degli ormoni fisiologici. Le conseguenze possono essere tumori, difetti alla nascita, alterate capacità riproduttive e altri disturbi dello sviluppo in relazione all’apparato coinvolto, ma si pensa che possano provocare anche diabete, obesità, problemi tiroidei, disturbi epatici, sviluppo precoce nei bambini, e malattie cardiovascolari.

 

Le sostanze che possono essere definite interferenti endocrini sono moltissime:

  1. organofosforici e carbammati contenuti in pesticidi e fitofarmaci
  2. alchilfenoli, come il bisfenolo A utilizzato per la produzione della plastica
  3. ftalati
  4. metalli pesanti (cadmio e mercurio)
  5. composti alogenati persistenti, come diossine e bifenili policlorurati
  6. PFAS composti che, a partire dagli anni cinquanta, si sono diffusi in tutto il mondo, utilizzati per rendere resistenti ai grassi e all’acqua tessuti, carta, rivestimenti per contenitori di alimenti ma anche per la produzione di pellicole fotografiche, schiume antincendio, detergenti per la casa.

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Interferenti endocrini e danni sulla salute

Il bisfenolo A (BPA) è stato sintetizzato alla fine dell’800, ma è dalla metà del ‘900, con l’incremento della  produzione di materiale plastico, che c’è stato un ingente aumento nella sua utilizzazione. È fondamentale per la realizzazione di materiali quali policarbonato e PVC tant’è che nel 2015 ne sono state prodotte 7 milioni di tonnellate.

 

La prima fonte di esposizione a questo interferente endocrino è il cibo, perché il packaging viene creato utilizzando il BPA,  che poi viene rilasciato all’alimento (es: parte interna delle lattine del tonno sott’olio, biberon). La seconda fonte di esposizione è il riciclo di tutti i prodotti che lo contengono (contenitori, carta dello scontrino…), durante il processo di riciclo il bisfenolo A viene liberato nell’ambiente, ed essendo poco biodegradabile si accumula. Per questo è stato dichiarato anche inquinante chimico emergente.

Le vie di esposizione più frequenti sono cutanea e inalatoria e gli effetti derivanti non sono assolutamente da sottovalutare. Ha azione estrogenica, cioè interagisce con i recettori per gli estrogeni (ormoni fisiologici) . Negli animali da laboratorio può portare ad un aumento dell’incidenza del tumore mammario e a menopausa precoce. Inoltre ha effetti negativi anche sul sistema riproduttivo maschile, cioè sterilità e aumento dell’incidenza di tumore prostatico.

 

Altre sostanze di particolare rilievo sono i bifenili policlorurati (PCB) e le diossine. Vengono utilizzati per produrre plastiche, toner di fotocopiatrici, scambiatori di calore e sono largamente usati perché sono economici e la loro sintesi è facile. Hanno un’enorme stabilità chimica, non di degradano e si accumulano nell’ambiente, perciò li ritroviamo come contaminanti in cibo e acqua a seguito della liberazione da processi industriali.

Sia PCB sia diossine possono dare alterazioni epatiche, cloracne (forma più deturpante e dolorosa dell’acne), immunosoppressione, riduzione della fertilità sia per l’uomo sia per la donna, endometriosi. Inoltre hanno anche azione teratogena, quindi provocano problemi nello sviluppo del feto e azione cancerogena (classe 2A dello IARC) sul fegato.

 

Questi erano solamente due esempi degli interferenti endocrini presenti in moltissimi prodotti che usiamo ogni giorno e su cui a livello europeo si è voluto iniziare a legiferare in maniera più restrittiva. La speranza è che le sostanze con cui verranno sostituiti non siano ancora più dannose.

La triste storia dei PFAS in Veneto

(clicca il link per accedere)

PFAS : dati aggiornati Arpav 2017 sulla triste e nota condizione di inquinamento della provincia di Vicenza.

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aree a rischio inquinamento da PFAS Veneto

Fonti: Chimica Tossicologia, Cristina Marzano-Claudio Medana, Piccin

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