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L’ANORESSIA: UN PROBLEMA NON SOLO FEMMINILE

L’anoressia nervosa è considerata da sempre una patologia al femminile, anche per la mancanza di letteratura sui disturbi del comportamento alimentare nei maschi. Tuttavia, il primo medico a fare diagnosi di anoressia nel 1689, Richard Morton, fa riferimento a due pazienti, una ragazza di 18 anni ed un ragazzo di 16, che rifiutavano di alimentarsi in assenza di cause organiche.

Da recenti studi, sembra che il 5-10% dei pazienti affetti da anoressia nervosa appartenga al sesso maschile (anche se l’incidenza è ancora molto sottostimata): in questi casi si parla frequentemente di visnoressia.

Spesso, inoltre, questa condizione si associa alla cosiddetta bigoressia o dismorfofobia muscolare (nota anche come vigoressia o complesso di Adone), comune soprattutto nei frequentatori di palestra e appassionati di body building. Tali soggetti sono ossessionati dal non essere adeguatamente muscolosi.

Inizialmente fu definita “anoressia inversa” per la sua specularità rispetto all’anoressia: mentre il soggetto anoressico si vede grasso pur essendo magrissimo, il bigoressico percepisce il proprio corpo come magro e non muscoloso, pur avendo un fisico atletico.

Similmente ai disturbi alimentari “classici” si assiste a un’alterazione della percezione di sé accompagnata da un pensiero continuo sulle forme corporee. Tutto ciò è accompagnato da allenamenti pesanti, nonché diete o regimi dietetici drastici e rigidi e dall’utilizzo di sostanze (steroidi anabolizzanti e GH) e integratori alimentari (proteine e creatina) che favoriscono la crescita muscolare.

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Purtroppo, data la recente insorgenza di questa patologia, gli studi a riguardo sono ancora insufficienti. Da uno studio effettuato dall’Università spagnola Miguel Hernàndez su 141 soggetti che frequentavano le palestre di Alicante, si è visto che gli individui con MD (muscle dysmorphia) seguivano una dieta bilanciata per quanto riguarda grassi e carboidrati, tuttavia con un eccessivo intake proteico che supera i limiti proposti per lo sviluppo della massa muscolare negli sport di resistenza in accordo con le evidenze scientifiche.

SEGNI E SINTOMI

  • Insoddisfazione del proprio corpo, che appare troppo piccolo o non sufficientemente muscoloso
  • Restrizione dietetica
  • Sovra-esercizio
  • Utilizzo di integratori alimentari (proteine e creatina) e ormoni anabolizzanti (steroidi e GH)
  • Isolamento sociale
  • Elevato rischio di suicidio

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PREVALENZA

La prevalenza di tale patologia è molto varia, va dall’1% al 54%, ed è molto maggiore nei campioni estratti da frequentatori di palestre e bodybuilders rispetto alla popolazione generale. Sembra, invece, essere raro nel sesso femminile, nel quale si manifesta soprattutto nelle bodybuilders, specialmente quelle che hanno subito abusi sessuali.

Inoltre, si è notata una prevalenza maggiore nelle popolazioni soggette all’esposizione agli ideali occidentali di “muscolarità”.

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FATTORI DI RISCHIO

Nonostante lo sviluppo di tale disturbo non sia ancora chiaro, sono stati identificati molti fattori di rischio:

  • traumi, come abusi sessuali o violenza domestica, e bullismo;
  • bassa autostima e insoddisfazione del proprio corpo;
  • esposizione ai media, che enfatizzano un ideale occidentale di “muscolarità”;
  • coinvolgimento atletico.

TERAPIA

La ricerca scientifica sul trattamento della dismorfia muscolare è limitata a pochi case-reports e ancora nessun protocollo specifico è stato convalidato. Tuttavia, tali evidenze supportano l’efficacia della terapia familiare, della terapia cognitivo-comportamentale e della farmacoterapia con inibitori selettivi del reuptake della serotonina (SSRI). Limitata è anche la ricerca sulla prognosi dei non trattati.

CONCLUSIONI

Nonostante, quindi, le ricerche a riguardo siano ancora limitate, il complesso di Adone sembra in aumento nella popolazione e la ricerca dell’ideale di bellezza maschile tipico del personaggio della mitologia greca sta dilagando.

E IL RUOLO DI BIG JYM E BARBIE?

Harrison Pope, autore delle prime ricerche riguardo alla bigoressia, notò come patologie come questa e l’anoressia nervosa andavano di pari passo con l’evoluzione dei “modelli” di perfezione fisica, quali i giocattoli. Egli, infatti, notò che mentre il primo Big Jim era morfologicamente simile ad un uomo medio in forma, ma non eccessivamente magro né ipertrofico, negli anni il giocattolo cresceva sempre più in muscolatura, divenendo simile al classico body builder. Specularmente, la Barbie dimagriva sempre più fino all’attuale con gambe da stambecco e bacino con diametro quasi inferiore alla testa.

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BIBLIOGRAFIA

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