psichiatria

La Sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie

Quanti di noi hanno sempre sognato di vestire i panni dei nostri personaggi televisivi/cinematografici preferiti? Bene, per qualcuno questo si “avverato”; ma al posto di essere l’avverarsi di un grande sogno, si è presto tramutato nel peggior incubo. Questa che andiamo a descrivere è la Sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie. Scopriamo di cosa si tratta…

 

La Sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie (AIWS, dall’inglese Alice in Wonderland Syndrome), nota anche come sindrome di Todd, è un disturbo neurologico che colpisce la percezione visiva. I pazienti affetti sperimentano diversi tipi di distorsioni dimensionali e morfologiche, tra cui micropsia e macropsia. Il disturbo può essere temporaneo, quando è associato con l’emicrania, crisi epilettica, tumori cerebrali e l’uso di droghe psicoattive.

Si è ipotizzato che la sindrome possa essere causata da anormale attività elettrica che porta ad un’alterazione del flusso sanguigno nelle aree del cervello che elaborano la percezione visiva.Tecniche di medicina nucleare sono in grado di dimostrare modificazioni della perfusione cerebrale e possono essere usate per rilevare aree alterate cerebrali in pazienti con AIWS.

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Ma perché si chiama Sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie? Questa sindrome è così chiamata per la somiglianza dei suoi sintomi con le fluttuazioni morfologiche che tormentano la protagonista, della novella scritta da Lewis Carrol nel 1865, dopo l’ingestione di Muscimolo, un alcaloide psicoattivo contenuto dall’Amanita Muscaria e dall’Amanita Pantherina.

CENNI STORICI

La sindrome è talvolta chiamata sindrome di Todd, in riferimento ad un’influente descrizione della condizione nel 1955 da parte dello psichiatra inglese John Todd. Todd aveva scoperto che molti dei suoi pazienti, che soffrivano di gravi attacchi di emicrania, vedevano e percepivano gli oggetti in modo sproporzionato, soprattutto dopo un’intensa aura encefalica. Essi presentavano una distorsione del senso del tempo, dello spazio e del tatto, così come percezioni distorte di parti del proprio corpo. Oltre all’emicrania, nessuno di questi pazienti presentava o aveva avuto tumori al cervello, lesioni all’apparato visivo, o disturbi mentali, che avrebbero potuto provocare sintomi simili. I pazienti erano in grado di pensare lucidamente e di distinguere le proprie allucinazioni dalla realtà, ma tuttavia, la loro percezione delle grandezze risultava distorta.

Lewis Carroll (autore di Alice nel Paese delle Meraviglie) soffriva di gravi emicranie, con sintomi simili ai pazienti dello psichiatra Todd; egli aveva infatti ipotizzato che Carroll avesse usato le proprie esperienze con i sintomi dell’emicrania come fonte di ispirazione per il suo celebre romanzo. Il diario di Carroll rivela infatti che nel 1856 avesse consultato William Bowman, un eminente oftalmologo, sulle allucinazioni visive che regolarmente sperimentava.

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EZIOLOGIA

Le sindrome di “Alice nel paese delle meraviglie” comprende un complesso di sintomi caratterizzato da alterata percezione della forma di oggetti o di persone che sembrano essere più piccoli (micropsia) o più grandi (macropsia) rispetto al normale e da alterato senso del trascorrere del tempo. Questo inusuale quadro clinico neurologico che può essere confuso con psicosi o intossicazione da farmaci si può accompagnare a lesioni cerebrali principalmente temporo-occipitale e parieto-occipite-temporale, epilessia ed emicrania. Sono stati descritti casi di associazione della suddetta sindrome con la mononucleosi infettiva. In ogni caso clinico, i sintomi delle mononucleosi infettiva seguivano l’inizio delle illusioni visive.

Il sintomo distintivo della sindrome è quasi sempre l’emicrania, ed è in parte da questa causata. Chi soffre di AIWS, presenta un apparato visivo privo di lesioni; infatti la sindrome implica un disturbo nella percezione e non una patologia visiva.

Un sintomo prominente, e spesso fastidioso, della sindrome è quello dell’alterazione dell’immagine del proprio corpo: il malato può infatti confondere la dimensione e la forma di parti (o di tutte le parti) del corpo. La sindrome comporta distorsioni percettive anche della dimensione degli oggetti. Le allucinazioni caratterizzanti la sindrome sono chiamate spesso “lillipuziane”, questo perché gli oggetti possono apparire molto più piccoli o molto più grandi di quello che in realtà sono. I pazienti possono presentare sia micropsia che macropsia. La micropsia è una condizione caratterizzata dalla visione distorta di oggetti, che appaiono più piccoli di quanto in realtà sono. Nella macropsia, invece, il paziente vede tutto più grande di quanto non lo sia in realtà.

Anche le reali distanze, tra soggetto e oggetti, vengono percepite in modo errato.

Il paziente può presentare un senso del tempo e dello spazio distorto, per cui il tempo sembrerà scorrere molto lentamente, in modo simile ad un trip da sostanze allucinogene. La perdita temporanea di tali sensi causa una distorsione nella percezione della velocità. Questo può portare il paziente a credersi in movimento, anche quando non lo è.

Altri sintomi minori e meno comuni possono essere: mancanza di coordinamento, difficoltà nel muovere gli arti, perdita di memoria a lungo termine e una sensazione persistente di essere ascoltato, osservato o toccato.

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FONTI:

  • minervamedica.it
  • Oxford Handbook of Clinical Medicine, Oxford, 2007
  • Canadian Medical Association Journal
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