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Quali sono i segreti del Paracetamolo?

Il paracetamolo (o acetaminofene), principio attivo che si trova in varie specialità medicinali fra cui forse la più nota è la Tachipirina, fa parte dei FANS (farmaci antiinfiammatori non steroidei) e quotidianamente è uno dei medicinali fra i più utilizzati. Ricapitolando brevemente le funzioni principali di questa categoria, abbiamo delle sostanze con azione analgesica, antipiretica e antinfiammatoria; ma il paracetamolo come si inserisce in questo contesto? E’ un farmaco con un profilo farmacologico particolare:

  • Emivita breve
  • Metabolismo epatico che prevede il coinvolgimento di diverse vie metaboliche (abbiamo più vie di coniugazione che rendono la molecola più idrofilica e quindi più facilmente eliminabile, e tutto ciò è poi correlato alla sua tollerabilità)

Questo farmaco si discosta un po’ dagli altri FANS (Oki-ketoprofene, Moment-ibuprofene ecc.) poiché è un eccellente analgesico e antipiretico ma un debolissimo antiinfiammatorio. Lui infatti agisce al livello delle ciclossigenasi (COX), ma prevalentemente in sede centrale e questo sembrerebbe essere dovuto a un diverso tono perossidico. In presenza di elevati livelli di perossidi, caso tipico di un tessuto infiammato, il paracetamolo non funziona; viceversa in sede centrale la produzione di queste specie reattive dell’ossigeno è controllata, per cui il paracetamolo in risposta ad un aumento di prostaglandine che causano o un rialzo febbrile o analgesia, risulta essere attivo. Questo farmaco è eccellente anche per i bambini, logicamente a dosaggi più bassi rispetto a quelli dell’adulto:

  • Bambino: a seconda del peso il dosaggio varia, comunque si raccomanda di non superare una dose giornaliera indicativa di 4g
  • Adulto: 325-500 mg/die 4 volte al giorno massimo, intorno ai 10-15 g abbiamo problemi ingenti di epatotossicità

Dando uno sguardo ai dosaggi correlati a tossicità epatica, ci sembrerebbe che questi siano molto elevati al punto che difficilmente siano raggiungibili nella quotidianità, invece non è così: molto spesso le persone prendono erroneamente varie specialità da banco per patologie diverse, che però contengono poi il medesimo principio attivo, nel nostro caso specifico paracetamolo. Solo per dare un idea: Actigrip, Efferalgan, Neocibalgina,Tachipirina, Fluimucil Influenza e Raffreddore, Tachifludec, Zerinol ecc. sono tutti medicinali in commercio che contengono il paracetamolo da solo o in associazione, e che possono essere dati senza obbligo di prescrizione medica. Un eccesso di acetaminofene porta a danno epatico. Questo farmaco principalmente viene ad essere coniugato in sede epatica con acido glucuronico e solfonico, ma abbiamo circa un 5% che invece risulta essere substrato di una particolare isoforma del citocromo P450, che è il CYP 2E1. Da questa via minoritaria, si forma un metabolita reattivo (N-acetil-p-benzochinone-imina) che però in condizioni fisiologiche viene deattivato/neutralizzato dal glutatione. Nel momento in cui si è esposti ad un sovradosaggio abbiamo un potenziamento della via metabolica definita minoritaria, quindi una più elevata produzione di metabolita reattivo e un contestuale esaurimento dei depositi epatici di glutatione; per cui l’ N-acetil-p-benzochinone-imina, in quanto specie elettrofila, interagisce con delle macromolecole, soprattutto proteine, formando dei complessi che portano poi le cellule epatiche a necrosi. Il danno epatico può essere evitato se si agisce tempestivamente (massimo entro le 12 ore dall’ingestione di una eccessiva dose di paracetamolo). La strategia prevede di andare a ripristinare quelle che dunque sono le scorte di glutatione endogeno, e di norma questo si fa somministrando per via endovenosa N-acetilcisteina, un precursore del glutatione.

È necessario fare attenzione alle persone che abusano di alcol e che sono malnutrite, perché sono maggiormente esposte a questo tipo di tossicità, in quanto quelle sopra citate sono due condizioni che portano al potenziamento del CYP 2E1. Come capire un’eventuale intossicazione da paracetamolo? La sintomatologia che si manifesta a seguito di un sovradosaggio da paracetamolo è molto comune ed è dunque difficile poi una diagnosi che come detto dovrebbe essere quanto più tempestiva. I sintomi iniziali del danno epatico sono: nausea, vomito, diarrea e dolori addominali; per cui è importante che anche i familiari, se il paziente non fosse in grado, aiutino i medici a capire se alla base di questa sintomatologia aspecifica ci possa essere un uso scorretto di farmaci a base di questo principio attivo.

Il messaggio finale è il seguente: il paracetamolo e quindi i medicinali a base di questo, sono farmaci sicuri ed efficaci soprattutto a scopo antipiretico e analgesico, al punto di poter essere utilizzati anche nei bambini; bisogna però prestare molta attenzione all’utilizzazione. Prendere più farmaci assieme non va bene, soprattutto quando non c’è l’indicazione del medico o l’effettiva necessità.

FONTI:

Kumar & Clark “Medicina Clinica” CIC Edizioni Internazionali

“Farmacologia generale e clinica” Katzung, Masters, Trevor Piccin

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