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Infarto: non solo una patologia cardiaca

Quando si sente che una persona è stata colpita da infarto, viene immediato pensare si tratti di infarto miocardico, la più comune causa di morte nei paesi industrializzati. In realtà “infarto” è il termine con cui ci si riferisce alla necrosi ischemica (=morte cellulare dovuta al mancato apporto di sangue ed ossigeno) di un qualsiasi tessuto od organo la cui irrorazione arteriosa risulti totalmente mancante o inadeguata.

Le cause più frequenti sono la formazione trombi ed emboli, entrambe complicanze dell’aterosclerosi (che resta il principale fattore di rischio per tutti gli infarti). I trombi sono aggregati di eritrociti, leucociti, piastrine e fibrina strettamente adesi alla parete vasale, il loro sviluppo può portare all’occlusione del vaso e dunque al mancato apporto di sangue; gli emboli sono masse di natura molteplice (in questo caso originano dall’ulcerazione di una placca aterosclerotica) circolanti, che nella maggior parte dei casi originano dal cuore e vengono trasportati dalla circolazione nei vari distretti corporei fino a bloccarsi in un vaso, di ridotte dimensioni, occludendolo.

Gli organi più frequentemente colpiti, oltre al cuore, sono il cervello, l’intestino, il rene, la milza, il testicolo e talvolta anche le ossa.

Infarto cerebrale

Più frequentemente noto come ictus ischemico, stroke o colpo apoplettico, l’infarto cerebrale ha un’alta incidenza in Italia: ogni anno vengono registrati 200.000 casi, di cui il 75% si verifica in pazienti con più di 65 anni.

ictus

Le trombosi delle arterie cerebrali talvolta possono essere secondarie ad infezioni: in particolare la meningite, la sifilide e l’otite media sono possibili cause di ictus ischemico su base trombotica.

Poiché i neuroni sono particolarmente sensibili all’ipossia, la morte cellulare si verifica nel giro di pochi minuti e porta ad una sintomatologia variabile in base all’area cerebrale colpita. Possiamo assistere a:

  • Perdita di coscienza
  • Amaurosi: perdita della vista
  • Emiplegia: paralisi di metà del corpo
  • Difficoltà nella deambulazione
  • Difficoltà nel parlare e nel capire le parole

La terapia può essere farmacologica: somministrazione di anticoagulanti e anti-trombotici, oppure chirurgica, in entrambi i casi lo scopo è di ripristinare quanto prima il flusso sanguigno per evitare che l’area cerebrale venga irrimediabilmente compromessa con permanenza dei sintomi per tutta la vita del paziente.

N.B. Bisogna sempre distinguere l’ictus ischemico dall’ictus emorragico. Quest’ultimo infatti non ha nulla a che vedere con l’infarto, ma è causato dalla rottura di uno o più vasi dell’encefalo. Le due patologie, pur presentando stessa sintomatologia, richiedono terapie opposte: nel caso dell’ictus emorragico è necessario somministrare farmaci coagulanti per fermare l’emorragia.

Infarto intestinale

Noto anche come ischemia mesenterica, dal nome dei vasi che irrorano le anse intestinali, ha un’incidenza pari all’1-2% delle urgenze chirurgiche ed un tasso di mortalità del 60-90% (o del 100% nei casi non trattati). Anche in questo caso le cause più frequenti sono embolia o trombosi delle mesenteriche, tuttavia vi sono anche casi di compressione ab extrinseco: ernie, volvoli ed intussuscezione (invaginazione di un’ansa intestinale nel lume di un’altra) sono le più frequenti.

Ernia+strozzata+volvolo+intussuscezione

I sintomi più frequenti sono:

  • Dolore addominale
  • Vomito
  • Diarrea
  • Presenza di sangue nelle feci

La terapia può essere farmacologica (mediante anticoagulanti) nel caso di diagnosi precoce, oppure, qualora la diagnosi venga fatta dopo 6-8 ore dall’insorgenza dell’evento ischemico, sarà necessario rimuovere chirurgicamente la porzione necrotica.

Infarto del polmone

L’infarto nel polmone è un’evenienza più rara rispetto agli altri organi, poiché oltre a godere di un circolo riccamente anastomizzato, vi è anche una diretta ossigenazione mediante la respirazione. Tuttavia il 10% dei casi di embolia polmonare (la cui causa più frequente è la trombosi delle vene profonde degli arti inferiori) può dare come complicanza l’infarto, soprattutto in caso di patologie cardiache concomitanti che riducano l’apporto di sangue delle arterie bronchiali.

I sintomi di infarto polmonare sono:

  • Cianosi: colorazione bluastra di cute e mucose
  • Dispnea
  • Dolore toracico
  • Tosse
  • Emottisi: emissione di sangue proveniente dal tratto respiratorio in corso di tosse

La terapia consiste nella somministrazione di morfina (per alleviare il dolore) ed ossigeno, successivamente vengono somministrati anticoagulanti per distruggere il trombo che causa l’ostruzione o, qualora non sia possibile la terapia farmacologica, si rimuove il trombo per via endovascolare. Se il paziente non presenta gravi patologie cardiorespiratorie di base e se non è compromesso più del 50% del polmone, la patologia si risolve senza esiti infausti.

Infarto renale

L’incidenza dell’infarto renale è molto bassa (0.004-0.007%), tuttavia l’insorgenza insidiosa e la presenza di sintomi sovrapponibili ad altre patologie spesso impediscono di fare diagnosi in tempi utili per impedire la perdita del tessuto renale. La causa più frequente è l’embolia a partenza dal cuore sinistro, che può occludere l’arteria renale o un suo ramo. I sintomi sono:

  • dolore lombare o addominale
  • nausea
  • febbre
  • anuria: produzione di urine inferiore a 100 ml nel giro di 24 ore
  • ematuria: presenza di sangue nelle urine

In molti casi l’infarto renale resta non diagnosticato e l’area di necrosi ischemica va incontro a cicatrizzazione, lasciando un avvallamento sulla superficie renale.

Infarto della milza

L’infarto splenico è più frequentemente dovuto ad embolia che a trombosi. Un fattore di rischio è l’anemia falciforme: i globuli rossi falcizzati possono formare aggregati che, precipitando nel lume dei vasi, ne determinano l’occlusione. Il sintomo principale è il dolore localizzato nel quadrante addominale superiore sinistro.

Infarto del testicolo

Si tratta di una patologia abbastanza rara la cui causa più frequente è la torsione del funicolo spermatico: qualora non venga ripristinato l’afflusso di sangue entro poche ore si può andare incontro a danni permanenti che possono richiede anche l’asportazione. chirurgica del testicolo.

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Fonti:

Harrison, Principi di medicina interna, 18° ed., Milano, CEA

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