Farmaci, medicina, Ricerca Medica, Studi clinici

Il “caso” Talidomide

Nel 1960 successe il disastro del Talidomide, farmaco che fu venduto negli anni cinquanta e sessanta come sedativo, anti-nausea e ipnotico, rivolto in particolar modo alle donne in gravidanza. La talidomide è un potente agente “teratogeno” nell’uomo, ovvero ha effetti nocivi per il feto e induce gravi malformazioni congenite pericolose per la vita.  (sostanza che provoca dei danni ai bambini). Oggi è usato solo per particolari patologie.

La storia del talidomide

Nel 1954 fu sintetizzato il Talidomide, concepito come un farmaco antistaminico. Gli scienziati notarono però che  funzionava bene anche come sedativo: tranquillizzava, evitava la nausea e il vomito. Si decise così di prescriverlo alle donne incinte. Fecero dei test sugli effetti del farmaco e non erano stati accertati pericoli. Nel 1957 il farmaco fu messo in commercio da una ditta tedesca. Era considerato così self da essere un farmaco da banco, accessibile a tutte le donne in gravidanza, che soffrivano di nausea e vomito. Era considerato sicuro perchè gli studi avevano registrato effetti positivi anche per altre patologie, come gastrite ed insonnia, ma non avevano riscontrato problemi sulle donne in gravidanza.

Nel 1960 vennero prodotte 15 tonnellate che furono distribuite in quasi tutto il mondo. Fu utilizzato anche in altri paesi e nel 1959 arrivarono delle segnalazioni, alcune delle quali riguardanti delle neuropatie periferiche riscontrate in bambini che erano stati trattati con Talidomide. Ad Amburgo nel ’59 cominciarono ad essere evidenziate delle malformazioni nei neonati le cui madri avevano assunto questo farmaco. Molte donne lo assunsero nella finestra teratogena, cioè tra 34° e 50° giorno della gravidanza. Il medico australiano Mc Bride definì la relazione causale tra trattamento con il farmaco (Talidomide) nelle donne gravide e alterazioni congenite che si traducevano nella focomelia, ovvero il non completo sviluppo degli arti o la loro totale mancanza (amelia). L’effetto teratogeno ha riguardato 10.000 bambini. Date le evidenze, le autorità regolatorie ritirarono questo farmaco dal commercio nel ’61. Un derivato del farmaco è stato reintrodotto per l’utilizzo antitumorale.

Dal punto di vista epidemiologico c’è una stretta relazione tra la quantità di talidomide venduta e il numero di casi di bambini con malformazioni; c’è una causa-effetto immediata.

Qual è il rischio associato a Talidomide?

Nella maggior parte dei pazienti che assumono talidomide si hanno effetti indesiderati. Gli effetti indesiderati più comuni sono neutropenia, leucopenia, anemia, linfopenia , trombocitopenia, neuropatia periferica, tremore, capogiri, parestesia, disestesia (diminuzione della sensibilità al tocco)…
La talidomide è un potente agente “teratogeno” nell’uomo, ovvero ha effetti nocivi per il feto e induce gravi malformazioni congenite pericolose per la vita.
La Talidomide non va mai usata nei seguenti gruppi di pazienti:
– donne gravide;
– donne potenzialmente fertili, a meno che non adottino tutte le misure necessarie per escludere l’esistenza di una gravidanza all’inizio della terapia e per evitare l’instaurazione di una gravidanza durante la terapia o subito dopo la sua conclusione;
– pazienti che non sono in grado di seguire o di adottare i metodi contraccettivi richiesti.

Thalidomide Celgene non va inoltre usato nei pazienti che potrebbero essere ipersensibili (allergici) al talidomide o ad uno qualsiasi degli altri componenti.

Fattori di rischio per il feto

 Il meccanismo di azione del talidomide è ancora sconosciuto, non si sa perché causa danni ai bambini. Non si sa se è il talidomide o sono i suoi metaboliti a dare questi problemi. Sono stati proposti molti meccanismi di azioni, alcuni sono stati scartati, altri considerati possibili, ma non si hanno ancora delle certezze.250px-Thalidomide-2D-skeletal-wavy.svg

Quello che si sa è che ha un effetto antiangiogenico e che riduce la crescita dei vasi. L’effetto di inibizione dell’angiogenesi e il potere selettivo inibitore della sintesi del TNFα del farmaco hanno riacceso l’interesse clinico per l’uso della talidomide in molte patologie come il Morbo di Crohn, sarcoidosi e anche tumori. Si è scoperto, infatti, recentemente che può essere usato come anti-oncogeno: dalla fine degli anni ’90 è usato anche con successo per la cura contro il Mieloma Multiplo, poichè lo stesso meccanismo alla base dell’effetto teratogeno puoò arrestare la crescita angiogenica; è anche un immunomodulatore utilizzato come antirigetto.

Conclusioni La tragedia della talidomide ha permesso di dimostrare che l’ambiente gioca un ruolo nel determinare alcune patologie, in particolare le malformazioni. Inoltre ha indirizzato la ricerca di base verso lo studio dell’ambiente, delle sostanze chimiche e dei farmaci. Ha modificato anche drasticamente tutti i metodi per determinare se una sostanza chimica o farmacologica può essere emessa nell’ambiente. Questa restrizione potrebbe escludere anche sostanze potenzialmente utili, ma nel dubbio si decide di eliminare le molecole di cui non si è sicuri.

Bibliografia:

  • Humanitas.it
  • Basic and Clinical Pharmacology, KG Katzung
  • epiprev.it – Epidemiologia e prevenzione, Rivista dell’associazione italiana di epidemiologia
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