malattie neonatali, Sangue

GRUPPI SANGUIGNI (2° parte)

L’ultima volta, con la prima parte relativa ai gruppi sanguigni, ci eravamo fermati al donatore e al ricevente universale.

Questa volta invece parleremo dell’ereditarietà dei fattori sanguigni e delle problematiche che questi possono causare durante il momento del parto.
Per chi ha studiato la materia sa che, mentre il gruppo RH è una proteina e quindi viene trasmesso automaticamente con il genoma (da parte di madre o di padre), gli zuccheri non vengono trasmessi come informazione dal DNA.
Ma quindi, come posso ereditare il carattere sanguigno dai miei genitori?

In realtà ai figli si trasmette la capacità di sintetizzare gli enzimi necessari alle reazioni biochimiche che andranno ad assemblare gli zuccheri durante la vita;
Tutte le razioni biochimiche (che avvengono all’interno della cellula) sono catalizzate da particolari proteine chiamate Enzimi. Esiste un enzima specifico per ogni reazione biochimica che il nostro organismo andrà a compiere. Tra queste anche la formazione dei legami che andranno a formare i gruppi di zuccheri esposti sulla membrana dei globuli rossi.

Alla fin fine dunque i fattori A,B o 0 vengono trasmessi in modo indiretto attraverso la trasmissione di questi enzimi.

Ora vedremo invece come, in particolari casi, i fattori sanguigni possono rappresentare una problematica durante il parto:

Riprendiamo velocemente il concetto di fattore e ricordiamoci che, in base a quali il nostro genoma è in grado di sintetizzare, esiste uno schema di compatibilità.                        Sulla base di questo dunque ,nel momento del parto, tra una madre Rh- e il figlio Rh+ potrebbe esserci uno scambio di sangue: tale scambio innescherebbe nella madre un fenomeno di immunizzazione contro i globuli rossi del figlio e che cioè andrebbe a produrre anticorpi che, in un’eventuale futura esposizione all’antigene Rh+, andrebbe ad attaccarlo. Come si buon ben capire dunque il problema non tanto significativo per il primo figlio ma è più problematico per eventuali future gravidanze in cui il futuro nascituro presenterà ancora il fattore Rh+.

Questa immunizzazione infatti potrebbe portare alla cosiddetta malattia emolitica fetale-neonatale. Per fortuna, questa malattia che una volta causava la morte di un bambino ogni 2000 circa e che colpiva complessivamente l’1% dei nuovi nati, dagli anni 70 in poi si può evitare grazie all’introduzione della profilassi anti-D. Con la somministrazione di queste immunoglobuline infatti si è riusciti a ridurre drasticamente i casi e oggi si contano soltanto lo 0,04% di bambini colpiti.

Fonti:

 

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