Studi clinici

Ipertensione e liquirizia

Ipertensione e liquirizia

 

La correlazione tra pressione arteriosa e sostanze esterne introdotte con la dieta non è nuova. Tutti sappiamo che eccedere con il sale da cucina non fa bene alla pressione a lungo andare e molti sanno o hanno sentito dire che ci sono altre sostanze che hanno un importante effetto sulla nostra pressione arteriosa, una tra queste la liquirizia. Insomma mantenere stabile o valutare la pressione è una delle pratiche mediche ma anche casalinghe più frequenti che ci siano. Ma quando possiamo parlare di ipertensione? Che correlazione c’è tra eccesivo consumo di liquirizia e pressione sanguigna? Scopriamolo assieme.

 

Cenni generali sull’ipertensione

Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) si ha ipertensione arteriosa quando si superano i 140 mm Hg per il valore sistolico (la massima) e 90 mm Hg per il valore diastolico(la minima). Considerando i vari meccanismi fisiologici che contribuiscono a regolare la pressione arteriosa si può dire che nella patogenesi dell’ IA(ipertensione arteriosa)siano coinvolti molteplici fattori sia genetici che acquisiti o una combinazione di entrambi. Pertanto l’IA si può classificare sulla base di rialzo pressorio, sulla base del decorso clinico (maligna o benigna) oppure sulla base del meccanismo patogenetico (primaria o secondaria).  Esistono due tipi di geni nel nostro organismo che regolano la pressione :

– Geni che regolano il normale riassorbimento di acqua e sodio e che partecipano al mantenimento della volemia corporea.

– Geni che regolano le resistenze periferiche modulando il calibro dei vasi dato che la pressione arteriosa è il prodotto tra la gittata cardiaca e le resistenze periferiche vasali ( PA = GC×RPV)

Tra i meccanismi patogenetici più frequenti dell’ IA abbiamo l’espansione del volume plasmatico, meccanismo sul quale agisce la liquirizia.

 

Meccanismo di funzionamento della liquirizia

É noto che la liquirizia se assunta in quantità elevate (circa un centinaio di grammi al giorno) fa sviluppare ipertensione che regredisce quando se ne evita l’assunzione. Il meccanismo è legato all’azione di un componente della liquirizia, l’acido glicirrizinico, che inibisce la 11β idrossi-steroido-deidrogenasi. Questo enzima converte fisiologicamente il cortisolo (un glucocorticoide) in cortisone, impedendo a questo ormone di competere con il recettore di un altro ormone, l’aldosterone, uno steroide che regola il riassorbimento di sodio e acqua a livello renale. Se l’acido glicirrizzinico blocca la 11βHSD il cortisolo non può essere inattivato ed agisce anche sul recettore dei mineralcorticoidi (aldosterone) e dato che il cortisolo nel sangue si trova a concentrazioni molto maggiori dell’aldosterone questo competerà per un altro recettore.

Avremo quindi un quadro definito come pseudoiperaldosteronismo. L’effetto che si ottiene è quello di portare il rene a riassorbire sodio e acqua come se ci fosse continuamente uno stimolo da parte dell’aldosterone; in realtà è il cortisolo che prendendo il posto del mineralcorticoide ne imita le funzioni con lo stesso risultato. L’espansione del volume effettivo circolante a causa del riassorbimento di acqua aumenta notevolmente la pressione arteriosa. Questo fenomeno è stato documentato in moltissime persone che consumano eccessive quantità di liquirizia, sia caramelle che stecche.

 

Studi clinici

Numerosi studi clinici hanno dimostrato la correlazione tra abuso di liquirizia e IA in numerosi casi di gravi eventi avversi tra cui morti dopo l’ingestione cronica di liquirizia.

Una ricerca di MEDLINE, PubMed, EMBASE, CENTRAL, DARE, CINAHL su questo tema è durata fino al 26 aprile 2017. Sono state selezionate prove che includevano un gruppo di trattamento che ha ingerito un prodotto contenente almeno 100 mg di acido glicirrizico. Sono stati calcolati  i cambiamenti mediati dalla linea di base con intervalli di confidenza del 95% per la pressione arteriosa diastolica, la pressione sistolica, il potassio plasmatico, l’attività reninica plasmatica e l’aldosterone nel plasma. Un totale di 18 studi sono stati inclusi nella meta-analisi. C’è stato un aumento statisticamente significativo della pressione arteriosa sistolica media (5,45 mm Hg, 95% CI 3,51-7,39) e della pressione arteriosa diastolica (3,19 mm Hg, 95% CI 0,10-6,29) dopo l’ingestione cronica di un prodotto contenente acido glicirrizico. Il potassio plasmatico (-0,33 mmol / l, 95% CI -0,42 a 0,23), l’attività reninica plasmatica (-0,82 ng / ml per ora, 95% CI -1,27 a -0,37) e aldosterone al plasma (-173,24 pmol-1 , 95% CI -231,65 a -114,83) sono stati tutti significativamente diminuiti. Una correlazione significativa è stata osservata tra dose giornaliera di acido glicirrizico e pressione sanguigna sistolica e pressione arteriosa diastolica, ma non per le altre misure di esito. Quindi, l’ingestione liquirizia cronica è associata ad un aumento della pressione sanguigna e una diminuzione del potassio plasmatico, anche a dosi modeste. Ciò è particolarmente importante per gli individui con malattia cardiovascolare pre esistente.

In conclusione questo studio vuol far capire la correlazione tra l’abuso di liquirizia e pressione sanguigna. L’ipertensione va evitata proprio per tutta una serie di effetti dannosi che può avere sul nostro organismo dove gli organi più colpiti sono il cuore, il cervello e i reni. Evitiamo quindi l’eccessiva assunzione di liquirizia se ne siamo ghiotti, controlliamo la nostra dieta evitando gli eccessi di sodio e di altri fattori per abbassare il rischio cardiovascolare ricordando che una buona pressione arteriosa media si aggira tra 120/80 mm Hg.

 

Bibliografia

– Williams. G. Hypertensive vascular disease. Harrison’s Principles of Internal Medicine

– G.M. Pontieri, M.A. Russo, L. Frati.  Patologia Generale e Fisiopatologia Generale.

-Penninkilampi. R, Eslick. EM, Eslick. GD. The association between consistent licorice ingestion, hypertension and hypokalaemia: a systematic review and meta-analysis. The human journal of hypertension.

 

 

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