Disturbi alimentari

DISTURBI ALIMENTARI: BULIMIA NERVOSA

La Bulimia Nervosa, il cui nome deriva dal greco e significa letteralmente “fame da bue”, è caratterizzata dal desiderio incontenibile di ingerire enormi quantità di cibo (“abbuffate”), a cui seguono comportamenti di compensazione finalizzati ad ostacolare l’aumento di peso (vomito, lassativi).

CRITERI DIAGNOSTICI
Secondo il DSM V, tale disturbo è caratterizzato da:
– episodi ricorrenti di abbuffate, in cui si ha la sensazione di perdita di controllo sul cibo;
– presenza di comportamenti inappropriati di compensazione (“spurgo bulimico”) per prevenire l’aumento di peso (es. vomito autoindotto, uso di lassativi e/o diuretici, digiuno, intensa attività fisica);
– crisi bulimiche e condotte compensatorie avvengono in media 1/2 volte alla settimana per 3 mesi;
– alterazione del modo di vivere il proprio corpo (come nell’anoressia): insoddisfazione per il proprio aspetto, vergogna nel confrontarsi con gli altri…

Al contrario dell’anoressia nervosa, le persone con Bulimia Nervosa hanno di solito un peso normale, anche se in qualche caso possono essere persino in sovrappeso. Inoltre, il comportamento alimentare è generalmente controllato quando si è in pubblico.
Le persone bulimiche percepiscono il loro comportamento alimentare come anomalo e, a volte, descrivono un vissuto di depersonalizzazione connesso all’abbuffata, nella quale l’ingestione avviene in maniera automatica senza percepire la possibilità di contrastarla.

CAUSE e FATTORI DI RISCHIO
1) Fattori genetici (30-80%): alcune ricerche hanno evidenziato che parenti stretti di pazienti bulimici hanno una spiccata tendenza a sviluppare lo stesso disturbo
2) Difficoltà a gestire lo stress psicologico, scarsa autostima e pressione culturale per un certo tipo di corpo
3) Disturbi ossessivo-compulsivi o di personalità
4) Obesità
5) Vivere in un ambiente familiare/sportivo in cui viene promossa la dieta e ci si preoccupa del peso

SINTOMI
1) Reflusso gastroesofageo, con conseguente esofagite e spesso lacerazione di Mallory-Weiss (a liv. della giunzione gastroesofagea) e/o Sindrome di Boerhaave (rottura della parete esofagea)
2) Disidratazione e ipopotassiemia per via del vomito frequente, che possono provocare aritmie e arresto cardiaco
3) Erosione acida dello smalto dei denti, alito cattivo, infiammazioni della gola e rigonfiamento delle ghiandole salivari
4) Ulcere peptiche e stipsi
5) Calli e cicatrici (segno di Russell) sul dorso delle mani a causa di traumi ripetuti dagli incisivi
6) Costanti fluttuazioni nel peso corporeo
7) Assottigliamento, rottura e/o caduta dei capelli
8) Alterazioni della cute, che diventa secca e giallastra
Procurarsi il rigetto è un comportamento fisicamente doloroso ed estenuante, che incide profondamente nell’economia psichica del soggetto poiché assorbe tempo ed energie. Il funzionamento bulimico, infatti, è quasi sempre associato a un’instabilità dell’umore e a una vulnerabilità alla depressione.

EPIDEMIOLOGIA
Come la maggior parte dei disturbi del comportamento alimentare, la bulimia è un problema che riguarda soprattutto le donne (anche se i soggetti maschi con bulimia sono in aumento).
Generalmente, inoltre, le persone affette hanno tra i 16 e i 40 anni, con un picco maggiore nelle adolescenti e nelle giovani donne.

A livello globale, si stima che nel 2013 la bulimia interessasse 6,5 mil di persone (soprattutto nei paesi sviluppati). Come per l’anoressia, ci sono particolari gruppi specificatamente colpiti dalla patologia: danzatrici, modelle, cheerleader, sportivi (es. nuotatori)
Italia il disturbo colpisce circa l’1% delle giovani donne (soprattutto nell’Italia del Sud).

TERAPIA
La terapia cognitivo-comportamentale è il trattamento primario per la bulimia e consiste nel preparare il paziente a riconoscere e a dominare i sintomi comportamentali indotti dalla bulimia nervosa (spesso è associata alla terapia familiare).
In uno studio condotto da Paulsen e collaboratori si è confrontata l’efficacia della psicoterapia psicoanalitica di lunga durata (PPT) con la Terapia cognitivo comportamentale transdiagnostica (CBT-E), l’intervento ad oggi con più evidenze di efficacia nel trattamento della bulimia nervosa e degli altri disturbi dell’alimentazione non sottopeso.
L’assunzione di antidepressivi (es. inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina o antidepressivi ciclici) può portare beneficio.
La prognosi è migliore di quella dell’anoressia e il rischio di morte è minore (dopo 10 anni dall’inizio del trattamento, il 50% delle persone hanno ottenuto una completa guarigione).

📚 American Psychiatric Association, Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders 5, Arlington, American Psychiatric Publishing, 2013
📚Franco Giberti, Rossi Romolo, Manuale di Psichiatria, Milano, Piccin, 2007
📚 John W. Barnhill, Casi clinici DSM-5, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2014
📚 Abraham M. Nussbaum, Robert J. Hilt., L’esame diagnostico con il DSM-5 per bambini e adolescenti, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2017
🌐 www.stateofmind.it/2015/04/bulimia-nervosa-psicologia

🌐 www.fidadisturbialimentari.com/disturbi-alimentari/bulimia/

🌐 psicopatologiaalimentazione.it/…/cosa-s…/la-bulimia-nervosa/

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